PIERO RAGONE
è filosofo, ricercatore, scrittore, studioso di religioni e di esoterismo. Il suo campo d’indagine è tutto ciò che la scienza non è in grado di spiegare. Nel 2013 ha pubblicato Il Segreto delle Ere con la Macro Edizioni; il 2015 è la volta di Custodi dell’Immortalità, il 2016 è l’anno di Dominion – Le Origini aliene del Potere, entrambi editi da Verdechiaro Edizioni e Nexus Edizioni.
Nel 2017 riceve la laurea honoris causa in Scienze Esoteriche e pubblica Bloodlines, La Storia delle Due Linee di Sangue che Preparano l'Avvento del Messia e dell'Anticristo.
È ospite di convegni nazionali e internazionali e il suo nome è accostato ai maggiori interpreti della ricerca italiana e mondiale. È stato docente presso la Libera Università Italiana degli Studi Esoterici “Achille D’Angelo - Giacomo Catinella”, Facoltà di Scienze Tradizionali ed Esoteriche, Dipartimento UniMoscow, dove è stato titolare di due cattedre: Archeoastronomia Esoterica e Percorsi Iniziatici e Fenomenologia Angelica e Demoniaca.
L’esperienza dell’insegnamento si è tradotta nell’organizzazione di Seminari in cui vita vissuta e nuovi sentieri di Consapevolezza si intrecciano per rivelare I Segreti della Via Iniziatica.

venerdì 20 aprile 2018

Il blog di PIERO RAGONE : UN DARUMA NON CADE MAI

Il blog di PIERO RAGONE : UN DARUMA NON CADE MAI: Anche se cade, si rialza subito. Il Daruma è una statuina alta circa 10 cm; sgraziata, paffuta, priva di pupille, dal volto per nulla r...

UN DARUMA NON CADE MAI

Anche se cade, si rialza subito.
Il Daruma è una statuina alta circa 10 cm; sgraziata, paffuta, priva di pupille, dal volto per nulla rassicurante, è uno dei più antichi simboli di ottimismo e determinazione della cultura nipponica.
Se regali un Daruma, stai invitando chi lo riceve ad esprimere un desiderio e ad impegnarsi con tutto se stesso per realizzarlo. Quando formuli la tua richiesta all’Universo per mezzo del Daruma, devi colorarne un occhio; se il desiderio si avvera entro un anno, devi aggiungere il secondo occhio. La maggior parte degli esperti fai-da-te di Daruma suggerisce di usare un semplice pennarello nero, ma l’occhio dovrebbe essere azzurro, poiché il Daruma raffigura il leggendario viandante indiano Bodhidharma (Daruma è il suo nome in giapponese, dal diminutivo Dharma), che era noto come il “demone dagli occhi blu”. 
Due brevi annotazioni: 
1) il concetto giapponese di “demone” non ha nulla a che vedere con il “demoniaco” secondo il pensiero occidentale; 
2) l’occhio da colorare d’azzurro è il destro. Vi ricorda qualcosa? 

I Daruma ritraggono il kshatriya indiano seduto in meditazione (la leggenda narra che Bodhidharma raggiunse l’illuminazione dopo sette anni di zazen, più o meno lo stesso tempo che ho trascorso nella scuola di Raja Yoga); hanno un basso centro di gravità che li rende pesanti nella parte inferiore e leggerissimi nel busto e nella testa. Non hanno braccia snodate, non hanno gambe su cui reggersi ma, quando li spingi per farli cadere, ritornano sempre su.
Qual è il significato del Daruma? 
- nella loro simpatica goffaggine, sono volutamente poco piacevoli da guardare: hai espresso un desiderio, e quel volto scontroso ti ricorderà sempre che non sarà facile ottenere ciò che insegui. Il viso è severo e aspro come lo sarà la strada che dovrai percorrere, e le avversità che dovrai affrontare, per realizzare il tuo sogno;
- niente braccia, niente gambe: quando il Daruma cade, si rialza contando solo sulla forza che ha dentro. Non illuderti: lungo la via che percorri inseguendo il tuo sogno, cadrai non una, ma dieci, cento, mille volte. E ogni volta che andrai giù, nessun passante benevolo ti rimetterà in piedi, nessuna forza esterna può risollevarti, nessuna mano amica si tenderà verso di te, nulla potrà aiutarti se non il peso che porti dentro - e che hai sempre considerato un ingombrante fardello, e mai un dono. Se hai un sogno, troverai sempre qualcuno che ti farà cadere, e per rialzarti devi contare su te stesso.
Quando sentii parlare per la prima volta del Daruma era il 1986, forse il 1987; internet non esisteva. Allora dove ho imparato quanto ho scritto qui? A scuola? Forse qualche maestro mi ha trasmesso i suoi segreti? Magari l'ho letto in un libro pieno di consigli spirituali?
Niente di tutto questo.
Il manga è Taigā Masuku; gli autori sono Ikki Kajiwara e Naoki Tsuji. L’anno di realizzazione è il 1969. Da noi è noto come L’Uomo Tigre, un cartone animato da Tv commerciale anni 80 per intrattenere i bambini (almeno questo si pensava un tempo dei cartoni). 
Episodio n. 35. Titolo: “La Strada per diventare Campione”. L’Uomo Tigre deve rappresentare il Giappone nel Campionato Asiatico di Lotta Libera, che si svolgerà in India; prima della partenza, i bambini orfani che traggono forza e ispirazione dalle sue imprese regalano al loro eroe un piccolo Daruma come portafortuna.
Episodio 39. Titolo: “La Via di Lacrime della Vittoria”. In uno degli incontri più attesi dei campionati asiatici, Tigre sta per essere sconfitto da un lottatore misterioso che appare invincibile, Mister Chi (in realtà il nome è Mister Question). Ormai persuaso di aver fallito, dice tra sé “Non ho più la forza per rialzarmi”. Eppure, in quel momento di estrema difficoltà, ricorda il dono dei suoi piccoli amici e pronuncia queste bellissime parole: 
“Un Daruma non cade mai. Anche se cade si rialza subito. I bambini hanno riposto tutti i loro sogni e speranze in me. Non sarò sconfitto”.
E vince. 
Non sono i grandi maestri ad insegnare la vita. E' la vita che insegna ai grandi maestri. L'allievo impara dal maestro; il maestro impara dalla vita. 
Le migliori lezioni che possiamo ricevere non sono sui libri o sui blog di internet (per carità ...), e non vengono sempre da super guru con scuole che hanno sedi in tutto il mondo. L’Universo (io lo chiamo Dio o Padre Celeste, ma è lo stesso) si fa beffe di ciò che l’Uomo considera grande, profondo o sapiente. E fa ricorso a mezzi più sagaci, semplici, imprevedibili e, a volte, geniali, per rivelarci il meglio di Noi.
Come ad esempio una bambolina (il Daruma) e un cartone per tenere i bimbi incollati allo schermo, perché gli adulti hanno sempre qualcosa di meglio da fare.

Ci Vediamo al Bivio, Ragazzi.
VVB 

sabato 7 aprile 2018

CAMBIO DI PROSPETTIVA

23 novembre 2014
Segreti nel Cielo, Eresie sulla Terra.
 
La mia presenza al convegno di Padova era in forse fino ad una settimana prima; avevo già accettato un invito a Firenze per lo stesso giorno ma, quando l’organizzatore annunciò il cambio di data, comunicai subito la mia disponibilità agli amici di Nexus Eventi. Era una grande opportunità, ero agli esordi e mi veniva offerta l’occasione di vedere il mio nome accanto a quelli ben più noti come Bauval, Biglino. Poiché la mia adesione era giunta tardiva e il programma era già stilato, l’unico modo per inserirmi in scaletta con discrezione era affidarmi il compito di introdurre i relatori (ruolo nel quale sono un’autentica frana) e ritagliare 20 minuti tra i vari interventi per esporre parte delle mie ricerche.
Fu un’esperienza bellissima; il pubblico era numeroso, entusiasta e fu in quella occasione che Bauval promise di scrivermi l’introduzione di Custodi dell’Immortalità. 
Per chi è vagamente a conoscenza delle mie disavventure fisiche, sa che anche in quella occasione, un quarto d’ora prima di parlare ero chiuso in stanza; inutile nasconderlo, i conati erano così violenti che mi sembrava di dar via l’anima. Ero sconfortato e senza forze, e confessai a qualcuno che mi era molto caro di non sentirmi in grado di partecipare. Ma, con qualche minuto di ritardo, scesi comunque. E, tutto sommato, mi andò meglio di quanto sperassi.
La foto che ripropongo qui presenta tutti i relatori al termine della conferenza; era il momento delle domande del pubblico e, in ordine, da sinistra a destra, riconoscete: Sandro Zicari, Robert Bauval, Teodoro Brescia, me e, alla mia sinistra, Mauro Biglino.
Non è difficile immaginare che il pubblico fosse tutto per i due più noti, e le attenzioni fossero solo per loro. Qualcuno, però, rivolse una domanda anche a me. Non ricordo il tema, ma so che evitai una risposta diretta per non innescare polemiche. Dissi però queste parole (non è una trascrizione letterale ma solo quel che ricordo), che valgono più di ogni altra argomentazione:

“Sappiamo bene, e l’abbiamo visto anche questa sera, che molta gente oggi sceglie di non credere e ha trovato nella ricerca del sig. Biglino le ragioni che giustificano il loro NON credere. Ed è giusto che sia così; se non si vuol credere più in nulla, ci sono tantissimi referenti che sostengono questa scelta.
Ma è altrettanto vero che c’è tanta gente, qui come al di fuori che, nonostante tutto, continua a voler credere e ha il coraggio di rimanere legato a quello in cui crede. Ed è giusto che anche questa parte del pubblico e dei lettori abbia qualcuno che parli per loro, e che ci siano referenti nella ricerca che facciano sentire la loro voce. Meritano di ascoltare e di essere ascoltati. E io sono qui anche per questo”.


Il pubblico rispose con un bell’applauso e, quando tornai a sedermi, Biglino mi disse: “È giusto, sono d’accordo, dev’essere così”.
Una bellissima premessa. Purtroppo rimasta tale. 
Se fossimo rimasti entrambi fedeli al proposito di rivolgersi al proprio pubblico senza stuzzicare l’altro, forse ci sarebbero state maggiori occasioni di confronto, acceso quanto volete, ma comunque sempre confronto.

L’errore, e lo dico senza timore di sbagliare, è di entrambi: 
1) negli anni successivi, apostrofare Dio e credenti in un modo spesso eccessivo, e inutilmente offensivo, ha sollecitato tante menti instabili a cercare improbabili duelli con me, e con chi la pensa come me, trasformando il campo della ricerca in un'indegna, ridicola corrida. Di questo non posso ritenermi responsabile;
2) negli anni successivi, ho risposto più volte a queste provocazioni. E di questo sono l’unico e il solo responsabile. Grave, gravissimo errore per il quale non posso non scusarmi con tutti. Non avrei dovuto, in nessun modo. Senza nessuna concessione. Eppure ci sono cascato. 
Ma di questo avremo ancora modo di parlare. 
Perché c’è un cambio di prospettiva in atto.

Ci Vediamo al Bivio, Ragazzi.

Piero Ragone
VVB