PIERO RAGONE
è filosofo, ricercatore, scrittore, studioso di religioni e di esoterismo. Il suo campo d’indagine è tutto ciò che la scienza non è in grado di spiegare. Nel 2013 ha pubblicato Il Segreto delle Ere con la Macro Edizioni; il 2015 è la volta di Custodi dell’Immortalità, il 2016 è l’anno di Dominion – Le Origini aliene del Potere, entrambi editi da Verdechiaro Edizioni e Nexus Edizioni.
Nel 2017 riceve la laurea honoris causa in Scienze Esoteriche e pubblica Bloodlines, La Storia delle Due Linee di Sangue che Preparano l'Avvento del Messia e dell'Anticristo.
È ospite di convegni nazionali e internazionali e il suo nome è accostato ai maggiori interpreti della ricerca italiana e mondiale. È docente presso la Libera Università Italiana degli Studi Esoterici “Achille D’Angelo - Giacomo Catinella”, Facoltà di Scienze Tradizionali ed Esoteriche, Dipartimento UniMoscow, dove è titolare di due cattedre: Archeoastronomia Esoterica e Percorsi Iniziatici e Fenomenologia Angelica e Demoniaca.
L’esperienza dell’insegnamento si è tradotta nell’organizzazione di Seminari in cui vita vissuta e nuovi sentieri di Consapevolezza si intrecciano per rivelare I Segreti della Via Iniziatica.

giovedì 30 novembre 2017

40 ANNI NEL DESERTO

Se non trovi il tuo centro, non avrai la tua orbita e, se non hai un’orbita, è come non avere vita. Resti immobile, non ti disponi per ricevere i raggi del Sole. Esisti solo perché hai cominciato a esistere.
Oggi credo di avere un asse attorno al quale la mia vita danza con passi introversi; ho affidato la mia orbita al Sole di “Uno di Famiglia”, il Fratellino Maggiore che ci guida al Padre. Ma non è stato sempre così. 
Quando ero un bambino, mi capitava spesso di percepire una specie di “chiamata”. Descriverla, adesso, sarebbe difficile; quello che so, è che fuggivo. La mia risposta era sempre No. All’inizio mi spaventava – Chi mi cerca? Cosa vorrà da me? mi chiedevo -; poi, nell’adolescenza, il mio No divenne insolente. Volevo la mia libertà. Volevo essere l’unico condottiero del mio vascello, e guai a sostituirmi alla guida. Volevo essere libero di sbagliare e di farmi strada attraverso lividi e fallimenti. 
“Non ti cercherò mai – dicevo – lì nel Cielo oltre il quale ti nascondi”. 
La cosa mi fa sorridere, se penso ad una frase che riportavo sin da allora come frontespizio dei miei quedernetti:

“Il Tuo Destino ti Troverà per quanto Lontano Tu Possa Essere” .
L’ho sempre scritto senza averlo mai capito.
Ma le cose, a volte, cambiano. 
Finché la mia risposta era NO, gli appunti di Dio sono rimasti nel cassetto; quando ho voluto darci un taglio con la mia ottusità, ho visto. E ho sorriso per la seconda volta. 
Il 2011 doveva essere l’anno in cui avrei dovuto dire addio a questa sfera azzurra; ma Papà ha pensato di regalarmi un altro viaggio premio sul suo capolavoro. Eppure, stizzito, ancora chiedevo: “Per quanto mi tratterrai in questo deserto?”. Strana scelta di parole: “mi tratterrai”, perché sapevo che era una Sua decisione; “deserto”, un luogo in cui pensi di esser confinato per punizione, e invece …

Oggi posso dirlo: sapevo che parte del mio compito qui era completare quattro libri, prima di servirlo in altro modo. E sapevo che dovevo adempiere a tutto questo prima di compiere 40 anni (2011-2017). Ed è così che è andata. Papà mi ha trattenuto con sé nel deserto per 40 anni, prima di lasciarmi andare verso la mia Terra Promessa. È questo il destino che ti cerca per quanto lontani si possa essere; era lì che dovevo aspettare, nel deserto, nel luogo che ha fissato per la mia nascita terrena.
Deuteronomio 33,2:
“Jahweh è venuto dal Sinai e si è levato su di loro da Seir (non vi ricorda Sirio?); è apparso nel suo splendore dal MONTE PARAN”.

E il paesino in cui sono cresciuto e dove ho le mie radici e si chiama Monteparano, provincia di Taranto; qualunque cosa voglia dire, dovrò ancora lavorarci su.
40 anni nel deserto prima di avviarmi verso la mia Terra Promessa. Una Terra che probabilmente non vedrò. 
Ma la parte migliore viene adesso.
Alcuni dei Ragazzi del Bivio a me più vicini, sapevano questo da molto tempo, e si chiedevano se e quando l’avrei scritto; ecco, l’ho fatto adesso, in un giorno che apre un forte portale tra qui e lì.
Chi mi ha incontrato, una di queste sere, ha detto: “Hai gli occhi di chi non mangia, non dorme, non trova pace”. Non proprio. Sono gli occhi di chi ha cominciato a seguirlo nel Cielo oltre il quale vuol essere cercato. È un impegno che faticoso ...

Coelho ha scritto: “È la possibilità di realizzare un sogno che rendere la vita interessante”. Ti correggo solo un pò, fratello Paulo: “È la possibilità di viverlo, quel Sogno, che rende la Vita straordinaria”. Non siete d’accordo?
- Ci vediamo al Bivio, Ragazzi.
VVB 

martedì 21 novembre 2017

IL DOLORE È IL MIO POTERE

Nel complesso, mi ritengo un uomo fortunato. Perché ho avuto tutto dalla vita e la mia esistenza, sinora, è stato un party a bordo piscina? Niente affatto.
Sono fortunato perché la Vita mi ha tolto in misura maggiore di quanto mi abbia dato.
A volte, quando mi guardo attorno, vedo solo oggetti e ricordi di quelli che hanno intrapreso il viaggio di ritorno verso Sirio. Sono circondato dalle loro immagini, da monili che mi parlano di loro: statuine di fate colorate, abiti che non oso rimuovere, collane che non potrei mai indossare; oli preziosi per donna, che al solo tocco mi commuovono; pannolini per cuccioli, purtroppo mai utilizzati.
Alcuni di Noi hanno più passato che futuro; alcuni hanno più ricordi che giorni da spendere.
La Vita mi ha condotto dai peggiori bar di Caracas (in realtà, si tratta di localini di provincia, ma era solo per citare una celebre pubblicità …) alle ville dal lusso eccessivo; mi ha fatto conoscere la strada e le nuvole; la gloria e l'offesa; mi ha offerto il conforto di una stanza e il brivido dei vicoli; la vita mi ha mostrato la banalità della violenza e la pesantezza di una lacrima sconosciuta. Mi ha regalato emozioni di incomparabile bellezza e dolori di insanabile profondità.


Se hai Fede, allora sai di essere come un Veliero, un Vascello votato all’avventura in questo meraviglioso racconto che si chiama VITA: la via da seguire dipende da me, ma anche da Chi mi conduce. E so di avere scelto una buona guida. O, magari, è Lui che ha scelto me. O, per esser equi, sappiamo di esserci scelti a vicenda. 
Per due volte, la Vita mi ha costretto a pronunciare queste parole:


“Io ti amo, e voglio che resti per sempre con me; ma se il dolore di questo corpo è troppo forte; se il peso della sofferenza è troppo grande e il ticchettio dell’ultima ora è divenuto insopportabile … Io non ti trattengo. 
Se devi andare … Ti lascio andare”.


Due volte. Forse tre, se includo quella in cui questo discorso era rivolto a me stesso.
Non si muore solo quando il cuore smette di pulsare; si muore quando la Vita smette di fluire. L’arresto degli organi vitali è solo una conseguenza inconscia di una Non-volontà o Non-capacità di proseguire l’avventura terrena. L’esperienza personale mi ha insegnato che un corpo cede solo se questo è l’unico modo per salvaguardare l’Anima.
Cosa dire di me; sono morto? Si. Il mio cuore ha mai smesso di battere? Certo che si. Sono rinato? Questo devo ancora scoprirlo.
Quello che ho imparato è che la nostra nascita terrena sembra un atto voluto da altri (il karma che ci vuole quaggiù; mamma e papà che ci hanno voluti qui ecc.), ma RINASCERE è un impegno, una scelta che è SOLO NOSTRA. In questo, non c’è nessun altro responsabile se non NOI STESSI. 
Quando ho lasciato andare coloro che amavo, e che amo ancora con tutto me stesso, è stato un atto di indicibile dolore, per me. Ma amorevole verso loro.
Quando ho lasciato morire me stesso, stavo lasciando andare qualcuno a cui tenevo molto, forse anche troppo, ma DOVEVO, affinché un nuovo ME spuntasse da quella crisalide con le sue ali di falco.
Quando nasciamo la prima volta, e siamo poco più che simpatici fagotti frignanti, il lavoro e la fatica è di chi ci consegna alla Luce di questo Mondo; ma, quando RI-NASCIAMO mentre siamo in vita, semmai accettiamo di rinascere, il dolore è tutto nostro; lo sforzo, il sudore, il tormento delle carni che si dilatano per lasciar sbocciare l’Anima, è SOLO nostro. Un dolore insostenibile. Ma che non mi pentirò mai di aver scelto.


Il film “The Crow: City of Angels” è il volenteroso ma deludente sequel del primo, grande “The Crow” con Brandon Lee; l’attore del seguito, Vincent Perez, ha carte buone nel suo repertorio, ma va giù per knock-out alla prima (e ci sarebbe andato chiunque) nel confronto col figlio di Bruce Lee.
A pochi minuti dalla fine, però, ci regala un motivo per distillarne una goccia d’oro da conservare. Una frase che porterò sempre con me.


Judah Earl, l’antagonista cattivo, sentenzia: “Non hai più nessun potere; non ti è rimasto che il dolore”;
Replica Ashe (Vincent Perez), con me che lo accompagno all’unisono: 
“IL DOLORE È IL MIO POTERE”.


Il peso che decidiamo di sostenere nel lasciar andare coloro che amiamo, e anche nel lasciar andare quello che amiamo di Noi stessi … quel dolore tempra, forgia, scolpisce, addestra e rimette a nuovo l’Anima.
Ho imparato che il suo peso è la fonte di energia che permette al ME di diventare TE, e al pronome IO di diventare NOI.
Perché da questa esperienza, prima o poi, passiamo tutti. O non saremmo qui.


- Ci vediamo al Bivio, Ragazzi.
VVB 


(P.S. nella foto, il mio incontro con me quando ero piccolo ...)